Cammino portoghese: diario di bordo – giorno 2

1 tappa: Lisbona- Alpriate (22.3km)

20180517_141757.jpgLascio Lisbona questa mattina alle 8 e ripercorro le vie deserte del Barrio per tornare alla Cattedrale Sè.

La città dorme ed ha un aspetto diverso dalla vivacità di ieri pomeriggio: le strade sono vuote, sono scomparsi i carretti della frutta, i tuk tuk (mini taxi) i tram. L’unica persona che incontro è un venditore di quadri intento ad allestire la sua “vetrina” all’aperto.

Arrivo alla Cattedrale emozionata sto per iniziare la mia avventura, mi fermo due minuti per immortalare nel cuore il momento e parto scendendo per la stradina a destra seguendo le frecce gialle.

Mi inoltro per le vie dormienti dell’Alfama in giro non c’è nessuno neanche un pellegrino ma il profumo dei cornetti appena sfornati mi dice che qualcuno è già sveglio, pronto ad iniziare una nuova giornata lavorativa.

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Mentre cammino mi godo l’insolito silenzio e ogni scorcio panoramico lungo la via, riconosco anche la strada percorsa ieri dall’intensa fragranza floreale che proviene da una lavanderia; l’ avevo notata proprio per questo e nonostante fosse chiusa emanava ancora quell’inconfondibile profumo…

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Attraverso le ripide salite del vecchio quartiere fino a quando raggiungo la periferia in un tratto che non suscita particolare interesse come credo avvenga per tutte le periferie urbane: ferrovie, industrie, degrado ma non mi perdo d’animo perchè so che tra pochi chilometri sarò in campagna…

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Verso mezzogiorno arrivo alla prima meta del giorno: Parque das Nações, una sorta di “EUR” di Lisbona.
Conoscete il quartiere degli affari di Roma?Grattacieli a vetri , parchi verdi curati e archittettura avveniristica: splendide opere d’arte di ingegneria moderna ma vuote,fredde,senz’anima.
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Mi trovo nel quartiere tecnologico e futuristico che ha ospitato l’Expo di Lisbona nel 1998.
Leggendo Oceanario de Lisboa su un cartello realizzo di esserci già stata nel mio primo viaggio ma a piedi si ha una percezione diversa delle distanze e del paesaggio.All’ epoca l’avrò raggiunto in 15 minuti d’autobus…

Sono impaziente di proseguire perchè detesto i paesaggi urbani dove la vita scorre velocemente e distrattamente. Comincio anche ad innervosirmi perchè la segnaletica scompare e mi perdo per la seconda volta🤣

Per fortuna consulto la guida e riesco ad orientarmi devo solo trovare la direzione del Ponte Vasco de Gama (evito di chiedere indicazioni per il cammino perchè qui non è molto conosciuto nè frequentato da molti pellegrini)

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Finalmente ritrovo la strada giusta e le frecce gialle che mi conducono alla passerella che costeggia il fiume e collega Lisbona a Sacavém.

Mi sento decisamente meglio, ho davanti a me l’imponente Ponte Vasco de Gama e il caos è ormai alle spalle.
La lunga passerella in legno che costeggia il fiume sembra non finire mai si perde all’orizzonte nel cielo azzurro, il sole scotta ma il vento fresco smorza il suo calore comincio a respirare la libertà…

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20180517_114431.jpgMi riperdo appena entro in città🤣
E siamo a tre in un giorno solo, ancora una volta l’aiuto della mia guida cartacea mi salva la giornata.

Mi agito quando non trovo la strada comincio a immaginare le dinamiche peggiori ad esempio che farò troppo tardi, non troverò posto per dormire e dovrò passare la notte all’aperto sola e al freddo.

Supero un ponte e prendo una stradina sterrata che mi porta fuori dalla civiltà: per due ore camminerò tra prati di fiori in un’esplosione di colori mai visti tutti insieme: rossi,bianchi,viola, gialli e lilla che a poco a poco lasciano spazio al verde dell’erba e dei canneti.

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Sono completamente sola, all’inizio la paura comincia ad insinuarsi: “Certo che se mi sento male qui o peggio ancora qualcuno mi aggredisce come fai a chiedere aiuto?Non c’è anima viva” e come sempre c’è la parte di me più coraggiosa che risponde:” Vero sei nelle mani del destino se deve succedere qualcosa di brutto succede e basta ovunque tu sia…”

Ma il destino invece mette sulla mia strada Ena una simpatica donna asiatica di cui non so il paese di provenienza, me lo ha detto nella sua lingua per me incomprensibile …

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La vedo all’orizzonte che procede in senso contrario venendomi incontro. Mi saluta e mi dice in inglese che ha visto tre cani sulla strada ed ha avuto paura.

Le propongo di proseguire insieme (i cani per fortuna non rientrano nelle mie fobie 😅) così gli ultimi 4 chilometri della giornata trascorrono tranquilli senza alcun brutto incontro fino ad Alpriate, dove ora mi trovo a scrivere nell’unico bar del paese provvisto di wi-fi animato da una comitiva di arzilli vecchietti ubriachi che ingannano il tempo bevendo e giocando a carte.

sognaviaggiaama
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Mi hanno anche chiesto scusa se strillano e fanno rumore, sono davvero folkloristici🤣🤣🤣

Si conclude così il mio secondo giorno, stanca ma felice.

Un abbraccio

Veronica

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11 pensieri riguardo “Cammino portoghese: diario di bordo – giorno 2

  1. Non so se sarei capace di affrontare un simile viaggio tutta sola. Ti ammiro molto, sei davvero coraggiosa! Puoi spiegarmi con quale calzature affronti questo lungo viaggio? Sono particolari? Scusa se è una domanda forse inusuale, ma immagino che sia fondamentale avere calzature adatte.

    Contraccambio l’abbraccio e ti auguro un buon cammino!!! Ciao Veronica!!!

    Piace a 2 people

    1. Cara Vittoria la verità è che spesso il coraggio diventa più forte della paura quando nella disperazione troviamo un modo per sfuggirle 😉 quindi forse mi sono trovata dalle circostanze della vita a dover fare quel salto solo per reagire al dolore …
      Uso le scarpe che utilizzo ogni giorno in palestra quindi da ginnastica , comode e che soprattutto hanno almeno di due mesi di usura cosi che il piede ci sia abituato😂
      Ha funzionato all altro cammino non ho mai sofferto di vesciche nè tendiniti quindi il consiglio che posso darti è di usare scarpe sportive con cui sei comoda e sei abituata…mai partire con scarpe nuove🌷
      Un abbraccio

      Piace a 1 persona

      1. Il Tago è più bello del fiume che scorre nel mio villaggio,
        ma il Tago non è più bello del fiume che scorre nel mio villaggio,
        perchè il Tago non è il fiume che scorre nel mio villaggio.
        Il Tago ha grandi navi,
        e in esso naviga ancora,
        per quelli che vedono in tutto ciò che non c’è,
        la memoria delle navi.
        Il Tago scende dalla Spagna,
        e il Tago entra in mare in Portogallo.
        Tutti lo sanno.
        Ma pochi sanno qual è il fiume del mio villaggio
        e dove va,
        e da dove viene.
        E per questo, perchè appartiene a meno persone,
        è più libero e più grande il fiume del mio villaggio.
        Dal Tago si va per il Mondo,
        oltre al Tago c’è l’America.
        e la fortuna di quelli che la trovano.
        Nessuno ha mai pensato in quello che c’è oltre
        al fiume del mio villaggio.
        Il fiume del mio villaggio non fa pensare a niente,
        chi sta sulla sua riva sta solo sulla sua riva.

        Alberto Caeiro (1889 – 1915)\Pessoa
        P. S.: Gradirei una cartolina del Tago ma se poi sei hai la fortuna di trovare un fiumicciattolo tutto tuo, come quello del poeta, l’omaggio è altrettanto gradito.
        Dove ti lascio l’indirizzo?
        P.S.: che figura che ho fatto: in pratica ho scritto questo messaggio e per sbaglio, prima di spedirlo a te, l’ho incollato a un’altra persona che tra l’altro scrive in lingua inglese.

        Piace a 1 persona

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