Il viaggio più lungo e difficile che si possa fare nella vita è senza dubbio quello dentro se stessi, lo sa bene Siddhartha il protagonista del libro di Hermann Hesse.

Siddhartha Hermann Hesse
Siddhartha

Siddhartha di Hermann Hesse: un viaggio spirituale

Questo libro è capitato tra le mie mani dopo circa tre mesi dal mio primo Cammino.

Ci ho ritrovato le stesse riflessioni e le stesse domande sulla vita che mi sono posta nel mio viaggio a piedi.

L’aspetto più sorprendente non è stato tanto scoprire le analogie tra i nostri viaggi spirituali quanto piuttosto arrivare alle stesse conclusioni!

E’ un libro che non dovrebbe mai mancare nella propria collezione, da leggere e rileggere per aiutarci a capire che a volte ciò che ci affanniamo a cercare non si trova poi così lontano

Il protagonista di questa incredibile storia è Siddhartha, “uno che cerca” e lo fa vivendo le più diverse esperienze dall’ascetismo e la meditazione nei boschi ai lussi più sfrenati della città schiavo del lavoro e del vizio.

“Ma dove, dov’era quest’ IO, questa interiorità, questo io assoluto?..
C’era forse un’altra via che mettesse conto di esplorare?Ahimè questa via nessuno la insegnava, nessuno la conosceva”

Siddhartha: trama del libro

Libri per viaggiare
Trama libro Siddhartha

Hermann Hesse racconta la vita di un giovane indiano, Siddhartha che cerca la sua strada mei modi più disparati.

Siddharta inizia il suo viaggio di ricerca insieme all’inseparabile amico Govinda.

I due decidono di andare a vivere con i Samana, asceti che vivono di poco o nulla, che imparano a immedesimarsi con tutto ciò che incontrano.

Dopo aver vissuto con loro, lui e Govinda decidono di andare a vedere il Buddha Gotama e Govinda decide di aggregarsi alla setta.

Siddhartha però non ha trovato ancora le sue risposte e continua il suo viaggio da solo arrivando in una città dove conosce la bella Kamala.

Si fermerà da Kamala molti anni vivendo una vita di eccessi nel lusso, nel gioco e dei vizi fin quando non si rende conto del suo errore e scappa.

Kamala abbandonata dall’uomo che ama e da cui sa di non essere amata porta in grembo un figlio destinato a chiamarsi come il padre.

Nel frattempo Siddhartha dilaniato dai rimorsi per il suo stile di vita degli ultimi anni, ipotizza per sé il suicidio come forma estrema di purificazione.

Il destino però lo aiuta: prima desiste dal suo intento grazie alla meditazione poi incontra Govinda divenuto monaco buddhista.

Il protagonista ritrova così un motivo per vivere e inizia a cercare una nuova strada che trova sulle sponde dello stesso fiume nel quale pensava di porre fine alla sua vita.

A quel punto si imbatte nel barcaiolo Vasudeva che condivide con Siddhartha l’idea che il fiume sia vivo, che parli, che insegni.

Siddharta decide di rimanere con Vasudeva da cui imparerà molto, anche durante i lunghi silenzi fino al giorno in cui non ritrova per caso suo figlio.

Kamala in viaggio con il piccolo Siddhartha per trovare Gotama, il Buddha ormai morente, viene morsa da un serpente.

Il piccolo piange richiamando l’attenzione del padre che, riconosciuta la donna, cerca di aiutarla, ma tutto è inutile: ora Siddhartha ha un figlio da crescere.

Il giovane si rivelerà un ribelle: non lavora, si annoia, non vuole imparare: totalmente il contrario del padre.

Dopo anni di sofferenza, il figlio scappa e Siddharta è costretto a lasciarlo andare: sono troppo diversi per poter convivere.

Questo episodio, inoltre, induce Siddhartha a pensare a quando anche lui aveva abbandonato suo padre e al dolore che gli aveva sicuramente procurato.

Ascoltando la voce del fiume, tuttavia, il dolore di Siddhartha si placa gradualmente e l’uomo ottiene una maggiore comprensione del mondo e di se stesso che arriverà al culmine con l’illuminazione.

Vedendo che finalmente l’amico ha raggiunto la sua meta, anche il vecchio barcaiolo lascia Siddharta, recandosi nella foresta.

E qui si chiude il libro, nell’ultimo incontro tra Siddhartha e Govinda, ormai vecchi, vissuti e sapienti.

Frasi dal libro Siddhartha di Hermann Hesse

Frasi libro

“Lo assalivano sogni e pensieri irrequieti, portati fino a lui dalla corrente del fiume…sogni lo assalivano e un’agitazione dell’anima”

“La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra e si rigira nell’aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c’è vento che li tocchi, hanno in loro stessi la loro legge ed il loro cammino”

“Il fiume rideva. Sì, era così, tutto ciò che non era stato sofferto e consumato fino alla fine si ripeteva, e sempre si soffrivano di nuovo gli stessi dolori”

“Sempre ho sofferto sete di sapere, sempre sono stato pieno di interrogativi”.

“Una meta si proponeva Siddharta: diventare vuoto, vuoto di sete, vuoto di desideri, vuoto di sogni, vuoto di gioia e di dolore. Morire a se stesso, non essere più lui, trovare la pace del cuore svuotato, nella personalizzazione del pensiero rimanere aperto al miracolo, questa era la sua meta”.

L’illuminazione di Siddhartha

“Troviamo conforti, troviamo da stordirci, acquistiamo abilità con le quali cerchiamo d’illuderci. Ma l’essenziale, la strada delle strade non la troviamo”

A volte siamo presi talmente tanto dal nostro “cercare” che perdiamo di vista il presente.

Viviamo costantemente proiettati nel futuro, alla meta da raggiungere ma non godiamo del viaggio.

Ma cosa vorrà intendere Siddhartha con la strada delle strade ?

Secondo me vuole suggerirci quella interiore: se cerchiamo al di fuori non troveremo mai quella strada.

Trovare significa amare se stessi, gli altri, la vita ed essere grati per ciò che si ha.

Alla fine è l’amore in ogni sua forma a dare significato e pienezza alla propria vita.

E questo è stato anche il più prezioso insegnamento che mi ha lasciato il Il Cammino di Santiago.

E tu? Sei uno che cerca come me e Siddhartha?

Un abbraccio

Veronica

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27 COMMENTS

  1. Io, lettrice accanita, in realtà non ho mai letto questo libro. Amo i libri di viaggi, anche interiori. Lo leggerò appena possibile.

    • Questo è uno dei migliori per i viaggi interiori cara Carmen…fammi sapere poi cosa ne pensi❤

  2. L’ho letto a scuola, ma a parte l’amicizia con Govinda non ricordavo quasi nulla della trama, ad esempio che ci fosse di mezzo un figlio! Quel che ricordo bene però è il piacere di quella lettura, che mi fece continuare con altri di Hesse. 💕

    • Lo sai che anche io avevo rimosso del rapporto con il figlio???…secondo me questo è uno di quei libri che vanno riletti in periodi diversi della vita certa che ci troveresti ogni volta uno spunto di riflessione diverso 😁❤

    • Di Terzani è la mia massima
      Preferita “ insegniamo ai nostri figli ad essere onesti e non furbi “ , guarda quanta intesa 🥰

    • Eh già…poi se hai letto l’ultimo giro di giostra il collegamento sulle riflessioni che fa sulla vita si collegano perfettamente a Siddhartha…a me è rimasta impressa questa di Terzani: ” il vero guru è dentro te” (che poi non era proprio sua ma del suo maestro)❤

    • Concordo pienamente Massi e poi un bravo maestro ti indica solo la strada…sta a noi scoprire dove ci porterà, soltanto a noi😊

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